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martedì 23 aprile 2013

INTERVISTA A YOANI SÁNCHEZ – RISPOSTE AGLI INTERNAUTI


22 aprile 2013
Redazione de El País, 19 aprile 2013


Puoi dirci la tua opinione sulla sinistra europea, dai partiti socialisti alla sinistra antisistema. Dove ti posizioni ideologicamente?

In realtà mi considero una persona trasversale, postmoderna, non amo definirmi con le classiche schematizzazioni politiche. Nonostante tutto, credo che in generale la sinistra europea sia stata troppo complice del totalitarismo cubano. In alcuni casi per miopia, per il desiderio di credere che l’utopia aveva trionfato nella nostra isola caraibica, in altri per semplice antimperialismo, del tipo più manicheo.

Come vedi una risoluzione del possibile conflitto tra le due Cuba, quella di Miami e quella vera e propria dell’Isola?

Dopo aver trascorso alcuni giorni a Miami, sono ancora più convinta che la soluzione dei grandi problemi nazionali dovrà passare necessariamente dal lavoro congiunto di queste “due Cuba”, come tu le chiami. Non dobbiamo più chiamarci cubani dell’Isola e cubani di fuori, siamo cubani e basta. Gli esiliati cubani giocheranno un ruolo importante nella transizione: abbiamo bisogno delle loro conoscenze imprenditoriali e democratiche. Abbiamo bisogno di quella parte di Cuba che loro hanno conservato vivendo lontani.

Hai fatto molti viaggi in diversi paesi. Come paragoni i diversi sistemi politici?

Continuo a pensare che a Cuba viviamo in un capitalismo di Stato, guidati da un clan familiare che non ci lascia neppure il diritto di protestare. Il governo è padrone di quasi tutti i mezzi di produzione e da questa proprietà guadagna un elevato plusvalore. In atri paesi ho visto molte ingiustizie, ma nonostante tutto – a differenza della nostra nazione – in molti di quei posti si ha la sensazione che in futuro le cose potranno migliorare, speranza che noi cubani abbiamo perduto da tempo.

Se davvero il cittadino cubano è pronto per il cambiamento, è consapevole di quel che comporta?  Perché una cosa è quel che pensiamo, un’altra è la dura realtà.



In realtà non siamo preparati al cambiamento. Ma nessuno è preparato al nuovo. Forse le madri sono preparate a partorire un bambino, curarlo e allevarlo ogni giorno, svegliandosi di buon mattino? Si apprende a essere madre soltanto dopo aver messo al mondo un figlio. A essere liberi, s’impara con la libertà. 

Che importanza hanno le reti sociali sullo scenario politico e sociale di molti paesi? Come credi che si svilupperà la situazione in Venezuela? Che consiglio daresti ai milioni di venezuelani che chiedono un cambiamento?

Non credo che soltanto la tecnologia ci renderà liberi, ma penso che le reti sociali e i nuovi strumenti tecnologici aiuteranno a costruire società più democratiche, pluraliste e partecipative. Nel mio caso, i blog, Twitter, Facebook e i telefoni mobili sono stati un percorso di allenamento civico. Raccomando ai venezuelani di non farsi rinchiudere in una prigione. Io che vivo in una gabbia insulare, posso assicurare che è molto più importante il rischio di volare liberi che la modesta dose di miglio che ci concedono dopo aver chiuso le sbarre.

Puoi dirci chi finanzia il tuo viaggio in così tanti paesi?

Certamente. Ho risposto a questa domanda un’infinità di volte durante questo viaggio. Sono andata in Brasile con un biglietto comprato grazie a una colletta fatta via Internet, in maniera pubblica e trasparente. Chiunque avrebbe potuto contribuire in forma civica e spontanea. Nella Repubblica Ceca sono stata invitata dal Festival di Cinema One World, che ha coperto ogni spesa, come è normale in questo tipo di eventi. In Messico sono stata invitata dall’Università Iberoamericana, a New York dal Baruch College, in Olanda da Amnesty International… a Miami da mia sorella esiliata che ha messo da parte il denaro per invitarmi, in Perù da alcuni amici che ho conosciuto all’Avana quando facevo la guida della città. Infine sono arrivata in Spagna su invito dell’Editorial Anaya, per la quale ho pubblicato un libro, de El País, periodico dove scrivo con frequenza, e di molti amici che mi leggono e che mi sostengono. Non mi è mai mancato né un tetto né qualcosa da mangiare. La mia vera ricchezza sono gli amici! Ma non si deve sapere…

Se a Cuba c’è tanta repressione, manca la libertà di espressione e si imprigionano i dissidenti, perché tu sei libera e puoi criticare così duramente il regime?

Sono contenta di rispondere a questa domanda. A Cuba c’è una forte repressione, io stessa sono stata vittima di molte forme di repressione: botte, arresti arbitrari, diffamazione senza diritto di replica, divieto di uscire dal mio paese in venti occasioni, minacce alla mia famiglia e vigilanza costante. Il fatto che sia uscita dal mio paese non è una concessione magnanima di Raúl Castro, ma una mia piccola vittoria dopo aver lottato a lungo contro le imposizioni governative. 

A Cuba buttano fuori di casa i cittadini con la forza e li lasciano per strada come accade da noi?

Sì, accade anche a Cuba. Basta leggere le denunce di sfratto che ci sono in rete e che non hanno mai avuto risposta.  Non solo, molti cubani vengono dichiarati residenti illegali all’Avana e subito deportati a Oriente. “Mal comune mezzo gaudio” (in cubano è più esplicito: male di molti consolazione per gli sciocchi, ndt), si potrebbe dire, ma il fatto che voi abbiate gravi problemi non può farci tacere i nostri.

Pensa ancora che Gabriel García Márquez non meritasse il Nobel?

Quando avrei mai detto una cosa simile? Prima di fare una domanda come questa, per favore, citi la fonte delle mie presunte asserzioni. Non si lasci confondere dalle campagne di diffamazione… Ammiro la letteratura di Gabo e sono una gran lettrice della sua opera, nessuno come lui ha meritato il Nobel. Conservo gelosamente la mia copia, letta un’infinità di volte, di Cent’anni di solitudine.

Non crede che se a Cuba si vivesse così male il popolo si sarebbe ribellato? Non mi risponda dicendo che c’è la repressione, c’era anche sotto Franco, ma la gente scendeva per strada a protestare.

La paura è la sola spiegazione della mancata ribellione. I cubani esprimono il loro disaccordo emigrando… verifichi le cifre di quanti se ne sono andati.

Tornerai al tuo paese dopo aver visto come si vive fuori?

Tornerò, perché per me “la vita non è in un altro luogo ma in un’altra Cuba” e voglio aiutare a costruire dall’interno la Cuba che desidero.

Considera il sistema  neoliberale che si è imposto in gran parte del mondo un’alternativa adeguata per sostituire il sistema vigente a Cuba?

Il sistema attuale cubano è già profondamente neoliberale… ci pagano in una moneta che non basta neppure per sopravvivere, il solo sindacato legale è nelle mani dell’unico governo consentito, non esiste diritto di sciopero, i licenziamenti abbondano… conosce un sistema più liberale?

Crede davvero che la maggioranza della popolazione cubana desideri un cambiamento verso un sistema capitalista? Quale crede che sia il modello migliore per l’isola?

Ho detto spesso che Cuba vive da molto tempo in un sistema capitalistico. Dobbiamo smettere di credere alla propaganda del “socialismo” cubano, un sistema che maschera il peggiore dei capitalismi. Credo che la gran maggioranza dei cubani voglia vivere in un sistema che garantisca più partecipazione e meno proibizioni.

Alcuni anni fa sono stata a Cuba e sentivo molte persone dire che avrebbero voluto un modello di transizione democratica alla spagnola. In realtà la nostra non è stata così perfetta… Come crede che sarà la transizione cubana?

Abbiamo il vantaggio di poter imparare dagli errori altrui, visto che abbiamo impiegato così tanto tempo per arrivare al cambiamento. Inoltre abbiamo l’opportunità di cominciare da zero. Dobbiamo definire per tempo una buona legge sui partiti e un finanziamento trasparente per garantire la politica della Cuba futura. Nessuna transizione è uguale a un’altra. Troveremo il nostro cammino… senza copiare nessuno, spero.  

Lei condanna l’imposizione di sanzioni economiche degli Stati Uniti nei confronti di Cuba?

Ho espresso la mia posizione persino davanti al senato degli Stati Uniti, quindi con la sua domanda piove sul bagnato. Ritengo che l’embargo nordamericano sia il pretesto più grande che in questo momento possiede il governo cubano per giustificare il degrado economico e la mancanza di libertà. Credo che debba finire quando prima.  

Cosa ne pensa della base navale di Guantánamo occupata dagli Stati Uniti? Non dovrebbe tornare di proprietà cubana?

La Base Navale di Guantánamo un giorno tornerà a essere proprietà dei cubani, ma OCCHIO… dei cubani… non dell’attuale governo di Cuba. Sono due cose diverse. Quando saremo un paese democratico, rispettoso del pluralismo, molto probabilmente questo argomento diventerà prioritario.

Yoani, lotti con coraggio per la libertà. Prima del 1959, a Cuba le disuguaglianze erano notevoli. Adesso non tutto è perfetto. Ci sono i privilegiati del sistema, è vero. Ma anche gli altri cubani godono di un sistema sanitario e di un sistema educativo, possiedono una casa – anche se cadente – e mangiano ogni giorno. In tutta l’America Latina ci sono condizioni di miseria, molti non hanno neppure la millesima parte di quel che possiedono i cubani. Come dovrà essere lo sviluppo economico di Cuba per evitare di fare quella fine?

In realtà da molto tempo non è vero che a Cuba non esistono differenze sociali.  La Cuba attuale si divide tra coloro che hanno accesso alla moneta convertibile (dollari mascherati) e gli altri che devono vivere solo con il salario (pagato in pesos cubani). Si tratta di una Cuba dura, brutale, con grandi sacche di povertà. Il problema principale è che “Robin Hood” sa togliere le ricchezze ai ricchi per distribuirle ai poveri, ma non sa creare ricchezze… quando queste finiscono… alla fine tutti restiamo poveri.

Yoani, lei è diventata una dissidente perché l’ha voluto o perché la dittatura castrista con la sua persecuzione l’ha resa famosa? Si sarebbe mai immaginata di arrivare a questo punto?

Ogni uomo dipende dalle circostanze. Fidel Castro sarebbe stato lo stesso uomo se non fosse esistito Batista? Non credo… Inoltre non mi considero una dissidente, qualifica importante che meritano più di me altri attivisti cubani, ma una cronista della realtà. Il problema è che a Cuba la realtà è profondamente dissidente. La realtà nella nostra Isola è la negazione costante della retorica ufficiale.

Ha mai pensato di realizzare un reportage sulle condizioni di vita delle piccole realtà dell’interno di Cuba – luoghi dove l’oscurantismo politico ed economico sono più aggressivi – per stigmatizzare le differenze sociali che esistono rispetto all’Avana?

Lo faccio costantemente. Mi reco spesso nelle piccole cittadine dell’interno di Cuba per impartire corsi, per insegnare ad attivisti politici come si usa Twitter grazie a un telefono mobile non collegato a Internet. La mia piccola soddisfazione è che adesso in molte di quelle realtà periferiche c’è gente che racconta quel che accade usando 140 caratteri, grazie ai miei corsi. Il mio motto è: “raccontati a te stesso”.

Cosa pensi della reazione di Henrique Capriles e dei suoi dubbi sulla regolarità delle elezioni in Venezuela? Credi che Maduro accetterà un risultato diverso dopo aver contato di nuovo i voti?

La richiesta di contare di nuovo i voti è stata molto giusta. Non credo che Nicolás Maduro accetterà un risultato sfavorevole, ma non c’è peggior battaglia di quella che non si combatte. 

Come pensi che sia possibile evitare le disuguaglianze sociali ed economiche in un sistema parlamentare? Nei sistemi democratici, infatti, il divario tra ricchi e poveri cresce sempre di più…

A Cuba le differenze sociali sono abissali. Per esempio tra un gerarca in verde oliva e un cittadino comune c’è un abisso grande quanto tra un re e un semplice operaio, forse anche di più. La casta che governa Cuba ha potere di vita e di morte, decide sull’educazione dei nostri figli, sul medico che deve visitarci, sulla nostra libertà di movimento… Il sistema parlamentare, nel nostro caso, servirà a ridurre certe differenze, farà in modo tale che una “casta di eletti” non possieda un potere così grande su ogni dettaglio della nostra vita quotidiana.

Come le sembra il giornalismo che si produce fuori da Cuba? È proprio come se lo attendeva?

Mi è sembrato un giornalismo con luci e ombre, moderno, in crisi, ma ogni crisi produce un parto. Ogni crisi implica una rinascita. Purtroppo, all’interno di Cuba, quel che si produce in ambito ufficiale non si può neppure chiamare giornalismo. Inoltre, i miei colleghi giornalisti indipendenti, blogger e giornalisti civici corrono molti rischi per ogni parola che scrivono, per ogni denuncia che fanno. Spero che un giorno non lontano i cubani potranno fare giornalismo senza rischiare di perdere la libertà e di essere linciati  dai media ufficiali.



Traduzione di Gordiano Lupi
http://www.infol.it/lupi


Yoani Sánchez. Venezuela divisa a metà



22 Aprile 2013

Quando si occultano le notizie o si trasmettono sistematicamente in maniera distorta, può capitare che un semplice evento metta allo scoperto una così prolungata manipolazione informativa. È proprio quel che è accaduto con le elezioni venezuelane e il modo in cui sono state riportate a Cuba dalla stampa ufficiale. Scomparso Hugo Chávez e cominciata la campagna presidenziale, tanto la televisione quanto la carta stampata dell’Isola si sono arrogati il compito di dimostrare quanto fosse poco popolare il candidato dell’opposizione Henrique Capriles. Ogni giorno, per cominciare bene la mattina, la televisione nazionale assicurava che Nicolás Maduro avrebbe trionfato nelle elezioni. Tutti predicevano una vittoria schiacciante.
Per questo nella notte di domenica scorsa, quando finalmente sono stati resi noti i risultati elettorali, la maggior parte dei cubani non è riuscita a capire cosa fosse accaduto. La poca differenza di voti tra Maduro e Capriles ha sorpreso chi aveva creduto al periodico Granma quando parlava dell’immenso sostegno popolare su cui poteva contare il “presidente sostituto”. Certamente, la modesta differenza tra i due candidati, meno di duecentocinquantamila voti, non aveva niente a che vedere con i pronostici fatti dalla propaganda ufficiale cubana. La realtà è che le urne hanno messo in evidenza un Venezuela praticamente diviso in due, una situazione polarizzata nella quale governo e opposizione possono contare sul sostegno di milioni di cittadini. Una nazione divisa a metà, che vive uno scontro ideologico forte e che sembra imboccare la strada di una crisi di grandi proporzioni.
Adesso per la stampa cubana sarà più difficile parlare del Venezuela come di un paese monocolore, votato a un solo partito. Abbiamo ascoltato il responso delle urne che è molto distante da quella unanimità – che ci hanno voluto far credere – e dal sostegno totale a Nicolás Maduro.

Yoani Sánchez
(dal Blog Cuba Libre, El País, 17 aprile 2013)
Traduzione di Gordiano Lupi

giovedì 18 aprile 2013


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Le minacce a Yoani.



 Intervista di Jorge Ramos Avalos


17 Aprile 2013

   Le minacce della dittatura dei fratelli Castro contro la blogger cubana Yoani Sánchez sono state dirette. Me l'ha raccontato lei stessa durante un'intervista a Miami: «Sono stata arrestata, malmenata ma non mi sono mai preoccupata. Ma l'ultima volta che mi hanno arrestata un ufficiale della sicurezza mi ha detto: Tuo figlio va in bicicletta? Che faccia attenzione. Queste parole mi hanno fatto molto male».
   Yoani sa di essere vulnerabile a causa del figlio Teo, 18 anni, in età per fare il servizio militare obbligatorio. «Sì, lui è il mio punto debole», riconosce. Sa bene che può subire gravi rappresaglie per le cose che dice. Ma continua a parlare.
   Perché? «Chiaro che temo le rappresaglie, ma che devo fare? Penso che il modo migliore per proteggermi sia proprio continuare a parlare». Nonostante queste minacce così dirette, appena finito il suo giro del mondo in 80 giorni, rientrerà a Cuba. «Andare in esilio? Non ne ho nessuna intenzione», mi ha detto. La sua vita è Cuba.
   Il suo tour è straordinario, tipico di una persona che non ha mai viaggiato e che, alla prima opportunità, vorrebbe mangiarsi il mondo. Il permesso di uscita le è stato negato per anni, ma finalmente Yoani ce l'ha fatta. Da perseguitata politica all'interno dell'Isola, fuori da Cuba – nonostante il regime dell'Avana – è diventata una specie di celebrità. Sono stato testimone di un fatto incredibile. Quando Yoani ha visitato Miami, l'attore-regista cubanoamericano, stella di Hollywood, Andy García voleva conoscerla. «È una donna molto coraggiosa», mi ha detto Andy. Lui è andato a prenderla prima di una presentazione e l'ha invitata a pranzo. Ma i ruoli si sono invertiti: la stella era Yoani. Andy, con molta semplicità, si limitava ad ascoltarla.
   Questo accade con Yoani. No puoi fare a meno di ascoltarla. Lei ti racconta com'è la Cuba di oggi, non quello che si sono inventati all'estero. Ovunque si presenta, non importa quale paese, riempie gli auditori. Quasi mezzo milione di persone la seguono su Twitter (@YoaniSanchez) e la dittatura cubana non ha armi adeguate per combattere una persona così coraggiosa, forte e trasparente.
   «Cuba è l'isola dei non connessi», mi ha detto durante una breve pausa. «Cuba mi sembra così assurda da lontano; vivo in un castello medioevale, perché non c'è libertà, perché il governo stesso si comporta come un signore feudale; è tutto molto triste e quando siamo all'estero si sente ancora di più».
   «Ogni giorno che passa sempre più persone si rendono conto che viviamo in una dittatura». Ma puoi dire che Cuba è una dittatura senza avere problemi?, le chiedo.
   «Dico la prima sillaba e già mi metto nei guai. Ma mi alzo ogni giorno pensando che devo comportarmi come una cittadina libera».
   Yoani si descrive come una “cronista della realtà”. Nient'altro. Ma è molto di più. Lei si è trasformata nel simbolo del cambiamento a Cuba. Altri hanno tentato ma non ci sono riusciti. Molti sono morti cercando di farcela. Yoani, invece, continua a colpire con una logica infallibile una dittatura in pieno secolo XXI che non ha elezioni libere e pluraliste, che limita ferocemente la libertà di espressione, che incarcera e assassina dissidenti, e che si muove in senso contrario alla maggior parte dei paesi del mondo.
   Yoani dice sempre: «I miei capelli sono liberi e io pure». Si tocca la nera chioma che le scende lungo i fianchi. E aggiunge una cosa che può sembrare strana per una persona che non ha smesso di parlare da quando è uscita da Cuba: «Sono una persona molto timida». Insiste che la sua missione è «spiegare Cuba a chi non c'è mai stato». La blogger ci introduce nella sua vita quotidiana: «Sono iperattiva. Da quando mi alzo faccio un sacco di cose. Amo la mia vita familiare». Il regime la controlla, spesso la fa arrestare. Il suo cellulare, un iPhone che le ha regalato la sorella («un telefono monco perché privo di connessione internet») è regolarmente bloccato e messo sotto controllo. Ormai è abituata al fatto che la dittatura castrista racconti la balla che è un'agente della CIA, al punto che risponde con un sorriso: «Questa operazione si chiama uccidere il messaggero. Non controbattere le sue opinioni, ma annullarlo moralmente. No, non lavoro per la CIA. Non potrei mai lavorare per una realtà straniera, inoltre non ho mai militato in un partito politico». Yoani si guadagna la vita con le cose che sa fare, come la maggior parte dei cubani. «Sono esperta di computer, lavoro con loro e li riparo. Inoltre scrivo su diversi periodici fuori dal mio paese». Il suo primo viaggio all'estero è stato finanziato da diverse organizzazioni non governative e da sua sorella che vive negli Stati Uniti.
   A Cuba sta cambiando qualcosa?, chiedo. «Stanno accadendo cose importanti, ma soprattutto mi rendo conto che i cubani sono stufi». Può esserci castrismo senza i fratelli Castro? «Il carisma di questi leader non si trasferisce. A Cuba il seggio presidenziale è stato ereditato per diritto di sangue (Da Fidel a Raúl)... È triste che una nazione per riprendere vita debba riporre le sue speranze nella morte di una persona, ma ci hanno portato a questo».
   Yoani ama citare una frase di Gandhi: «I tuoi nemici prima ti ignorano, dopo ridono di te, infine ti attaccano». Yoani sta vivendo la terza fase. Le minacce personali e nei confronti della famiglia, fanno parte della sua professione di giornalista. Ma sa di essere diventata il simbolo della speranza di libertà e di un cambiamento democratico a Cuba.
   Cuba può cambiare? «Io da sola posso fare poco, ma siamo in molti».

Jorge Ramos Avalos
Traduzione di Gordiano Lup

mercoledì 17 aprile 2013

Nuove impostazioni blog cubareale


Nuove impostazioni Blog Cubareale

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Nuove impostazioni Blog Cubareale


Innazitutto il blog rimane un ponte per il sito Cubareale, ma da oggi vuole essere anche un mezzo di interscambio, un normale blog impossibile da realizzare nel sito.


Attualmente ci sono discussioni in merito al cambiamento lento che Cuba stà operando,  alla sua natura socialista incontrovertibile ed alla capacità del paese di rimanere fedele alla sua linea anticapitalista.
Querelle sia dentro cuba che soprattutto fuori, dove noi amanti dell'isola ci arrabattiamo in discussioni argute avendo la possibilità e la completa libertà, nonchè i mezzi tecnologici per divulgare e intergaire su questi argomenti.
Mi piacerebbe che anche su questo blog, senza grandi ambizioni perchè rimane sostanzialmente un mezzo di pubblicità per il sito Cubareale, si iniziasse uno scambio di idee e considerazioni normalmente in atto in altri più datati e più consciuti blog su Cuba.
Cuba stà cambiando, lentamente seguendo i suoi tempi, ma le opportunità interne ed anche degli eventuali fruitori esterni stanchi del sistema capitalistico occidentale, stanno venendo alla luce.
Tra poco non è escluso che chi sarà riuscito a mette un piede stabile sull'isola ne tragga grandi benefici, non solo a livello di semplice qualità di vita ma anche a livello economico e di piccola impresa.
Spero di aprire uno spazio libero per tutti auelli che volessero esprimere le loro opinioni su qualsiasi argomento riguardante i vari apetti di un'isola icona della contraddizione e della, probabilemnte, novità.

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Benvenuti al nostro sito. Cubareale si propone come una finestra sulla vita reale  dell'isola.
Si tratteranno temi di attualità, eventi culturali  e cambiamenti in corso.
Naturalmente potrà essere un punto di contatto tra  chi desidera conoscere Cuba, andarci magari in vacanza ed avere delle informazioni   precise su come muoversi, comportarsi e valorizzare una breve o lunga permanenza.
   

Breve promozione del nostro team operativo 

Abbiamo la possibilità di accogliere i turisti in fai da te direttamente in aereoporto, portarli in una ottima casa particular nel miglior quartiere della città, il Vedado, o a scelta altri ed offrirgli assistenza e guida turistica per i primissimi giorni.

Possibilità di noleggio auto al miglior prezzo di mercato.

Organizzazione logistica per tutto il proseguo del viaggio sull'isola.

Avere in uso una linea telefonica cubana per restare in contatto con la nostra organizzazione per tutto il periodo della vacanza

Piccole proposte qui.

Carte d'Avana


" Un isola incredibile, un satellite tropicale, colorato e  lunatico, esotico e utopico, africano e magico, malinconico e rivoluzionario, creolo, polveroso, fiero, surreale e misero, improbabile come un pezzo di Unione Sovietica dei tempi della guerra fredda catapultato da una sbronza della Storia in mezzo ai Caraibi come un cubetto di ghiaccio siberiano in un bicchiere di mojto. In alte parole Cuba."

 

Davide Berrilli da "Carte d'Avana"


Le cere di Baracoa

                                                    

Per viaggiare davvero i viaggiatori non devono avere nulla da perdere. Ma neanche da cercare. Sono queste le idee che ho in testa mentre la guagua svolta sotto le nubi che avvolgono il picco della montagna. La corriera scende lungo i tornanti avvolta da scrosci d’acqua che fumano, per l’umidità, con l’effetto di un bagno turco. Baracoa è laggiù, schiacciata nella mezzaluna della baia, in fondo alla montagna. Un nome che mi fa pensare al tronco di una pianta misteriosa, invisibile e notturna, che galleggia in mezzo a un mare placido e sconosciuto.


Davide Berilli da "Le cere di Baracoa"

La Habana


L’AVANA
 
L'AVANA E' UN MINESTRONE
CHE BOLLE E RIBOLLE
A VOLTE PIANO A VOLTE FORTE
DIPENDE DALL'ORA E DAL GAS
 
E DENTRO CI VA':
UN PO' DI GENTE DEL CAMPO
MOLTO ORIENTE
LA VECCHIAIA ORGOGLIOSA E FELICE
LA RAGAZZINA SFRONTATA E AMBIZIOSA
LA POLIZIA PRESENTE
 
A VOLTE UNA BOLLA ESPLODE
UOMO STRILLA "HO FAME"
E TUTTO IL RESTO GLI RISPONDE
"ASPETTA CHE SIA COTTO"
PER TUTTI I GIORNI CHE DIO REGALA.......
 
Niki
La Habana 2004


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Cercheremo in questo spazio  di tenenre un filo diretto con gli avvenimenti, gli accadimenti e le poche voci che escono dall'isola.

Pubblicheremo articoli tradotti in italiano di bloggers più o meno alternativi e giornalisti indipendenti o meno sperando di aprire un finestra su quel mondo appartato e nascosto ma vivissimo e sempre più desideroso di farsi conoscere fuori dalle proprio coste.

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martedì 25 settembre 2012


Che cos'è un cubano

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Domandarono un giorno ad un saggio molto rispettato:
- Maestro cos’è un cubano?
Questa la sua risposta:
- Ah… i cubani… che domanda difficile! I cubani sono tra di voi ma non sono dei vostri. I cubani bevono nello stesso bicchiere allegria e amarezza. Fanno musica del loro pianto e ridono della musica. Prendono sul serio gli scherzi e scherzano con le cose serie. Non credono a niente e credono a tutto.

Non pensare mai di discutere con loro, mai! I cubani lo fanno con saggezza. Non hanno bisogno di leggere, sanno già tutto! Non hanno bisogno di viaggiare, hanno già visto tutto! Sono qualcosa tipo il popolo prescelto… da loro stessi.

 I cubani si caratterizzano individualmente per la loro simpatia e intelligenza e in gruppo per il loro urlare e la loro passione. Ognuno di loro porta in sé la scintilla dei geni e i geni non stanno bene tra di loro, per questo riunire i cubani è facile, ma unirli è quasi impossibile.

Non gli si parli di logica, perché questo implica un ragionamento e una misura e i cubani sono iperbolici e esagerati. Ad esempio, ti invitano a mangiare al ristorante, non ti portano al miglior ristorante della zona, ti portano al miglior ristorante del mondo.

Quando discutono non dicono “No estoy de acuerdo contigo” (“Non sono d’accordo con te”), ma “Estàs totalmente equivocado!” (“Hai completamente torto!”). Hanno tendenze antropofagi, così che “Se la comiò!” (“Se la mangiò!”) è un’espressione di ammirazione e “Comerse un cable” (“Mangiarsi un cavo”) è un segnale di una situazione critica. Definire qualcuno “Come mierda” (“Mangia merda”) è il peggior insulto che si può fare.

I cubani amano così tanto le contraddizioni che chiamano “monstruos” (“mostri”) delle belle donne e “barbaros” (“barbari”) le persone erudite.
I cubani trovano soluzioni prima di conoscere il problema. Per loro non c’è mai problema.

Tutti i cubani sanno cosa bisogna fare per eliminare il terrorismo, incanalare l’America Latina, eliminare la fame in Africa, pagare i debiti esteri, chi sarà presidente e come qualunque paese può arrivare ad essere una potenza mondiale.

Loro non capiscono perché gli altri non li capiscono, visto che le loro idee sono così semplici ma non riescono a capirli, perché la gente non vuole imparare a parlare lo spagnolo come loro.

Ah… i cubani… Non si può vivere molto tempo con loro, ma è impossibile vivere senza di loro.
Amali, rispettali e lasciali essere “CUBANI”.

da La Chiringa de Cuba

martedì 11 settembre 2012

nuova cuba intervista Niki


TURISMO SOLIDALE, NICOLA CI PARLA DELLA SUA CUBA
settembre 10, 2012
Nicola tu amministri il sito CUBAREALE conoscere Cuba nella sua realtà, dimmi qualcosa di te.

Per prima cosa, da quanto frequenti cuba?

Sono stato a cuba la prima volta 7 anni fa, in modo del tutto casuale per il matrimonio di un mio amico carissimo, i primi 15 giorni li ho fatti praticamente facendo la fila con lui nelle varie cosultorie e notai, poi gli altri 15 da solo, o meglio con la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie.

Hai una moglie cubana, quindi hai scoperto la vera cuba… no quella turistica di Varadero?
Sinceramente il turista alla moda occidentale a Cuba l’avrò fatto si e no una decina di giorni, attualmente il tempo lo passo all’Avana e in provincia di Matanzas dove vive mia suocera. Prima quando viveva in Granma noleggiavamo un’auto ed andavamo per un breve periodo nella sierrra maestra dove abitava. Queste feste natalizie le ho passate all’Avana, siamo stati 2 mesi ed ho solo fatto un’escursione di 2 giorni a trinidad a trovare Marelis una carissima signora che affitta la casa agli ospiti, molti dei quali glie li mando io dall’Italia
Come sono secondo il tuo parere i cubani?
I cubani, per meglio dire il popolo cubano, è eccezionale… sia per lucidità, praticità, ingegnosità, sia per gentilezza cortesia e rispetto per il prossimo. Certo difetti evidenti ne ha, è  a volte bugiardo, cerca sempre il modo di risolvere la giornata in maniera poco chiara e legale, insomma vive sempre con un piede nell’illegalità, ma sia chiaro non potrebbe fare altrimenti.
Come possiamo aiutarli con il turismo solidale?
Innanzitutto già lo scegliere come abitazioni le case particular, praticamente un bed&breakfast alla cubana è una cosa molto positiva.
Poi utilizzare i taxi privati che allo stesso prezzo fanno un servizio migliore dei bus statale. Infine vivere nelle strade, magari approfittare dei tanti chioschi anche in moneta nazionale, fare acquisti di regalini direttamente in strada dai venditori privati, concedersi magari un pranzo  in un paladar de cuenta propria e cosi via. Cercare  di evitare il più possibile l’enorme apparato statale che controlla il turismo ufficiale per valorizzare ed aiutare i tantissimi venditori in proprio che sono soggiogati dalle tasse statali.
Cosa è possibile e utile portare come beni e regali?
Attualmente con l’inusitato aumento dell tasse aereoportuali per l’importazione dei beni generici i cubani si trovano in grande difficoltà a far recapitare generi anche di prima necessità alle loro famiglie.




Ai turisti occidentali invece non viene chiesto niente nemmeno di pesare o aprire la valigia, quindi sono un ottimo mezzo per portare cose a cuba, magari per conto di qualcuno. In italia la comunità cubana è molto vasta non vi sarebbe difficile fare una cortesia a qualcuno. Però le cose più necessarie sono, le medicine da banco, aspirine, antidolorifici , antinfiammatori e così via, poi abbigliamento e scarpe anche usati poco vanno bene. Per i bambini a parte abbigliamento e scarpe vanno benissimo anche giochini bamboline e se si ha la possibilità in termini di peso della valigia anche quadernoni penne matite colori. Queste cose poi potete distribuirle attraverso la nostra piccola organizzazione e volendo portarli direttamente i asili ed orfanotrofi o consegnarli ad un Padre Francescano che gestisce una comunità in un quartiere malmesso dell’Avana.

CUBAREALE

conoscere Cuba nella sua realtà

CUBAREALE visita i bambini di una scuola