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martedì 19 gennaio 2016

Cuba vince la battaglia nella disputa della marca di rum Havana Club

Una battaglia di due decenni su chi ha il diritto di usare la marca Havana Club negli Stati Uniti finì tranquillamente questa settimana nell’Ufficio di Marche e Brevetti con la decisione che il legittimo proprietario è un’azienda del governo cubano.  


La lotta ha messo a confronto Bacardi contro Cubaexport —socio cubano del fabbricante francese di liquori, Pernod Ricard—per la distribuzione mondiale del rum più emblematico di Cuba, l’Havana Club.
Dovuto al bloqueo, il rum fatto a Cuba non può neanche essere venduto negli Stati Uniti. Ma a partire dal processo per la normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba, si avvicina il giorno in cui il rum di Cuba non solo arrivi nelle valigie dei visitatori che tornano dall’isola, ma che si venda liberamente nel mercato statunitense.
Il mercoledì, l’ufficio di marche informò David Bernstein, avvocato di New York che rappresenta Cubaexport che la patente negli Stati Uniti della marca della compagnia cubana Havana Club era stata rinnovata, ma solo fino al 27 gennaio. Questo si deve a che il periodo di dieci anni era incominciato il 2006, quando fu respinto il tentativo di Cubaexport per tornare a registrare la marca.
Olivier Cavil, portavoce di Pernod Ricard, ha detto che è stata già presentata una petizione per rinnovare la marca per un altro periodo di 10 anni.
Anche Bacardi tentò di rinforzare il suo caso mediante la vendita del suo proprio Havana Club —fatto a Porto Rico a partire dalla ricetta della famiglia Arechabala, nella Florida—per stabilire i suoi diritti di proprietà attraverso l’uso della marca.
Dopo che la corte suprema si rifiutasse di rivedere il caso in maggio del 2012, Bacardi sperò che l’Ufficio di Marche e Brevetti cancellasse il diritto di Cubaexport di utilizzare il nome negli Stati Uniti.
Ma Cubaexport presentò una petizione davanti all’ufficio di marche, dicendo che la patente non poteva essere revocata e che rimarrebbe congelata finché si manteneva il bloqueo a Cuba.
Malgrado gli Stati Uniti e Cuba restaurassero l’anno scorso le relazioni diplomatiche, il bloqueo proibisce la maggioranza delle transazioni finanziarie con l’isola a meno che non siano autorizzate dall’Ufficio di Controllo di Attivi Stranieri del Dipartimento del Tesoro, OFAC.
Quando Cubaexport tentò di ottenere una licenza dell’OFAC nel 2006 per potere pagare 500 dollari e rinnovare la marca Havana Club, l’OFAC si negò, dicendo che aveva consultato col Dipartimento di Stato e la concessione di una licenza a Cubaexport “sarebbe stata incompatibile con la politica degli Stati Uniti.”
Il risultato: la patente di Cubaexport fu dichiarata “cancellata, scaduta.”
Cubaexport impugnò la decisione dell’OFAC in una corte federale a Washington, ma perse e perse anche l’appello. Quando la Corte Suprema si rifiutò di ascoltarlo, il caso ritornò all’ufficio di marche nel 2012.
Tuttavia, recentemente, Cubaexport ha chiesto di nuovo una licenza dell’OFAC per pagare le sue spese di iscrizione e questa volta gli è stato concesso, disse il portavoce di Pernod Ricard, Olivier Cavil.
Il martedì, Cubaexport presentò una licenza che autorizza il pagamento della sua quota di presentazione per la rinnovazione della patente del 2006, “come tutte le altre transazioni necessarie per rinnovare e mantenere la patente”. Il giorno dopo, il registro della marca si rinnovò.
In quanto all’impatto della decisione per il commercio, Cavil disse: “Non è troppo significativa. Non c’è impatto nel commercio in assoluto, perché il bloqueo continua vigente.”
Pernod Ricard che è sopravvissuto anche alle sfide di Bacardi sull’uso internazionale della marca Havana Club, continua a distribuire la marca in più di 100 paesi e vende circa 4 milioni di casse all’anno.
Pubblicato da Mimi Whitefield sul Miami Herald in inglese e su Cubadebate.cu in spagnolo
tradotto da Ida Garberi

sabato 16 gennaio 2016

Inizieranno il viaggio verso gli USA 180 emigranti cubani arenati in Costa Rica

 da: http://it.cubadebate.cu/



Questo martedì   (12/01) parte verso Salvador il primo gruppo di emigranti cubani arenati in Costa Rica da novembre, per poi continuare verso gli Stati Uniti.  
Si tratta di 180 persone che sono l’avamposto del piano pilota di trasferimento accordato nel dicembre scorso in Guatemala, dopo varie riunioni tra rappresentanti di differenti paesi della regione.
I cubani abborderanno un volo charter con destinazione l’aeroporto internazionale salvadoregno Monsignore Oscar Arnulfo Romero, da dove viaggeranno in autobus verso Guatemala, per continuare fino alla frontiera messicana.
Alla mezzanotte di oggi arriveranno in suolo salvadoregno e, secondo recenti dichiarazioni del cancelliere di questo paese, Hugo Martinez, saranno ricevuti da una squadra multidisciplinaria di Migrazione, Salute e varie istanze che faranno i check-up rispettivi.
Circa due ore dopo, li porteranno in autobus alla frontiera de La Hachadura, dove saranno consegnati alle autorità del Guatemala, che li condurranno via terra fino al confine messicano, e da qui si sposteranno verso il nord.
Il governo costaricano annunciò che il costo del viaggio è di 535 dollari ed include trasporto, alimenti, tasse di entrata ed uscita da ogni paese ed un’assicurazione medica.
Dovuto all’alto prezzo del pacchetto alcuni degli emigranti si dichiararono incapaci di affrontare il pagamento.
Inoltre, le autorità hanno fatto presente che in questo primo gruppo non viaggeranno minorenni e si darà priorità a quelli che da più tempo sono in questa nazione centroamericana.
Questo meccanismo, chiarì il cancelliere costaricano Manuel Gonzalez, funzionerà solo per i sette mila 802 cubani che possiedono il visto di transito.
Non è aperto alle altre nazionalità, questa situazione si generò per la Legge di Aggiustamento Cubano, sulla quale vari paesi hanno manifestato la loro molestia, ha concluso Gonzalez.
con informazioni di Prensa Latina
traduzione di Ida Garberi
foto: TeleSur

L'ondata di immigrati cubani riaccende le tensioni tra Costa Rica e Nicaragua -


Con una decisione destinata a tagliare nettamente il flusso di migranti cubani che viaggiano via terra e via mare dall'Ecuador nella speranza di raggiungere gli Stati Uniti, la Costa Rica ha chiuso la sua frontiera a persone nate a Cuba sprovviste di visto. Chiunque tenterà di entrare via terra nel territorio costaricano - hanno ammonito le autorità di San Jose' - sarà rispedito oltreconfine, a Panama'. "Stiamo spezzando questa catena. Stiamo segnalando a Panama' questo flusso in arrivo dal suolo panamense, mosso dalle mafie del crimine organizzato" ha detto la direttrice dell'ente per la Migrazione e gli stranieri, Kattia Rodriguez. Primo effetto della misura, lo stato di 'limbo' in cui sono stati gettati circa 2.000 cubani giunti sul versante costaricano del Paso Canoas, alla frontiera con Panama': se San Jose' intende trasferirli nel paese confinante, il governo panamense si rifiuta di riceverli, segnalando che sono fuori del territorio di sua competenza. "Libertad, libertad, libertad", gridavano ieri in piazza i cubani fermati la settimana scorsa a Paso Canoas per chiedere la restituzione dei loro passaporti e l'autorizzazione a proseguire il loro pericoloso viaggio verso il Messico e poi gli Usa. Intanto il ministro degli Esteri del Costa Rica, Manuel Gonzalez, ha respinto le accuse mosse al suo paese da parte del governo del Nicaragua per il rilascio di visti temporanei a 1.600 immigrati cubani, e ha
fortemente criticato l'uso dell'esercito nicaraguense per impedire loro di attraversare il confine. "l’invio dell'esercito di un paese a cacciare via una popolazione di migranti, dove si trovano uomini, donne e bambini è questo il modo in cui il Nicaragua risolve questo problema," ha detto il ministro degli Esteri del Costa Rica Il diplomatico inoltre ha detto che il suo paese intende rispettare i trattati internazionali e dei diritti umani degli immigrati, e questo lo può confermare l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) con cui si instaura una collaborazione in
queste situazio
ni. -

giovedì 14 gennaio 2016

Il Fatto Quotidiano scivola su una notizia, disinformando

da: http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/


( non solo questo quotidiano ma è una inesattezza in voga )

Ora che certe affermazioni le faccia la "casalinga di Voghera", cara a Maurizio Costanzo, è del tutto ammissibile, ma che una testata del prestigio de Il Fatto Quotidiano pubblichi che oltre alle relazioni diplomatiche (vero) si siano ristabilite anche quelle commerciali (falso), fra Cuba e USA non mi sembra una bella cosa. A differenza della "casalinga di Voghera" che ha uno scarso limite di penetrazione, Il Fatto Quotidiano è largamente diffuso e prima di pubblicare una disinformazione dovrebbe controllare ciò che afferma.
Nonostante il "volemose bene" di quest'ultimo anno o poco più, il ristabilimento delle relazioni diplomatiche, l'esclusione di Cuba dai Paesi patrocinatori del terrorismo e una certa apertura a visite "controllate" da parte di cittadini nordamericani a Cuba e qualche altro accordo protocollare, l'embargo economico, finanziario e commerciale è sempre in vigore.Ne sanno qualcosa quelle banche europee che anno fatto operazioni finanziarie con Cuba in dollari americani.
Per la cronaca l'articolo in questione è stato pubblicato il 5 gennaio scorso a firma di Adele Lapertosa in un servizio riguardante la "nuova moda" per i giovani residenti negli USA e in altri Paesi, di festeggiare i 15 anni all'Avana. Non entro nel merito dell'articolo, ma mi sembra doveroso sottolineare un'affermazione non veritiera, almeno per adesso.

Danay Suárez "Yo Aprendí"

https://www.youtube.com/watch?v=GqLhLDbm0d8




giovedì 24 dicembre 2015

Trattative per gli indennizzi reciproci

Da: http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/  





All'Avana si dice "se la và la gà i gamb..." (o forse non è qui?...)
 
Tra i "creditori" statunitensi si è annesso anche il nipote di Meyer Lansky, che fu braccio destro di Salvatore Lucania, alias Charles Luciano "Lucky", nonché proprietario e azionista di bische e bordelli,
che reclama per l'esproprio dell'hotel Riviera. Auguri...

venerdì 4 dicembre 2015

Conferenza a Parigi sul cambio climatico

da: http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/

Ricevo, dall'amico Luca Lombroso, presente a Parigi e pubblico, questo articolo riguardante il cambio climatico del nostro pianeta.



Cop21 a Parigi, l’Occidente prenda Cuba come esempio

Secondo il Wwf, fonte davvero poco sospettabile di “filocastrismo”, Cuba rappresentava, nel 2006,  l’unico Paese al mondo a soddisfare entrambi i criteri previsti per l’accertamento della sostenibilità di un dato sistema. I criteri in questione sono i seguenti. Da un lato lo sviluppo umano deve essere superiore allo 0,8, mentre dall’altro l’impronta biologica delle attività umane deve essere inferiore all’ 1,8.
Secondo i dati contenuti nel Living Planet Report, redatto annualmente dalla prestigiosa organizzazione ambientalista, Cuba presentava nel 2006 al tempo stesso un indice dello sviluppo umano pari a 0,82 e un’impronta biologica pari a 1,5. Nel 2012 l’impronta biologica era salita all’1,9, mentre, secondo gli ultimi dati disponibili relativi allo sviluppo umano, che risalgono al 2013, l’indice dello sviluppo umano era pari a 0,815. Si tratta di variazioni poco significative e tale evoluzione conferma il valore esemplare dell’esperienza cubana, attestato, fra l’altro, dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Pnud).
Ciò costituisce il risultato delle politiche di pianificazione sociale ed ambientale promosse ed attuate nel quadro del sistema socialista cubano, che richiedono un controllo penetrante delle attività economiche e consentono la soddisfazione dei diritti sociali. Un sistema davvero atipico nel presente contesto mondiale purtroppo ancora dominato dal turbocapitalismo neoliberista, sebbene quest’ultimo sia in crescente crisi e si riveli sempre meno capace di soddisfare i bisogni umani fondamentali.
La questione ambientale, in particolare, sta diventando sempre più inquietante e determinante. Tutti gli occhi sono rivolti a Parigi e alla Conferenza mondiale sul clima, ma, alla luce degli scarsi risultati raggiunti dalla comunità internazionale in precedenza, lo scetticismo è più che giustificato. Tanto più che il governo francese ha strumentalizzato le recenti stragi terroristiche per vietare lo svolgimento della marcia. Un segnale inquietante, che conferma come la limitazione dei diritti democratici, il degrado ambientale e sociale e la crescita delle guerre e del terrorismo costituiscano tendenze che marciano di pari passo verso l’estinzione dell’umanità o quantomeno la fine della civiltà.
La situazione ambientale mondiale si presenta d’altronde sempre più compromessa. Dalle morti premature per inquinamento in Italia ai disastri ambientali in Brasile, dove mi trovo attualmente, ovunque è sotto accusa un sistema politico che lascia carta bianca alle imprese, senza neanche introdurre blandi controlli. In Italia il governo Renzi sta smantellando molte normative ambientali, forse nell’ingenua illusione di poter in tal modo agevolare la ripresa economica che non arriva, ma, più probabilmente, nella salda certezza che conviene sempre e comunque appoggiare i poteri forti.
I dati che provengono da Cuba dimostrano invece come sia possibile combinare sviluppo umano e salvaguardia ambientale. Un piccolo Paese, soggetto da oltre cinquant’anni a un blocco economico e povero di materie prime, può dare una lezione di sostenibilità a tutti, dai paesi industrializzati, che hanno in buona parte distrutto la natura propria e di molti altri Paesi, alla Cina, che continua a registrare livelli elevati di inquinamento nonostante i passi avanti compiuti di recente, ai paesi latinoamericani, che continuano a praticare forme eccessive di estrattivismo con costi ambientali e sociali elevati.
Oggi sono in molti a temere che il recente disgelo fra Cuba e Stati Uniti possa preludere a un arrivo in massa di capitalisti più o meno selvaggi sull’isola. Il pericolo oggettivamente esiste. Ma bisogna essere fiduciosi nella capacità del popolo e del governo cubano di tenere sotto controllo anche questo processo di apertura, ricavando i dovuti benefici dallo scambio economico senza buttare a mare le conquiste realizzate in oltre cinquant’anni di socialismo.
Tutti gli Stati, a prescindere dalla loro collocazione geopolitica e dal loro livello di sviluppo, dovrebbero invece riflettere sull’elementare verità affermata da questa esperienza, e cioè che è possibile coniugare livelli soddisfacenti di benessere sociale e la tutela della natura solo esercitando un controllo ferreo sulle attività economiche, restituendo in tal modo ai popoli, mediante le loro rappresentanze politiche, il diritto a guidare lo sviluppo dell’economia e della società verso mete effettivamente condivise, che prescindono ovviamente dalle bulimiche ansie di profitto degli attuali playmaker dell´economia e della politica mondiale. Quali forze politiche italiane sono oggi in grado di fornire una risposta convincente su questo piano?
 luca lombroso
luca@lombroso.it