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venerdì 30 gennaio 2015

Cuba vuole indietro Guantanamo, per gli Usa è no.






Gli sforzi per rinsaldare il legame tra Stati Uniti e Cuba non arriveranno fino alla restituzione della baia di Guantanamo. Lo assicura la Casa Bianca, in seguito alle condizioni dettate dal presidente cubano Raul Castro: la fine dell’embargo in atto dal 1961 e la restituzione dell’enclave americana sotto il controllo di Washington dal 1903. così ha risposto il portavoce della Casa bianca, Josh Earnest: “E’ chiaro che ci sono ancora una serie di punti di disaccordo tra gli Stati Uniti e Cuba, e più direttamente tra il governo degli Stati Uniti e i suoi valori, e il governo cubano e i valori che così spesso non è riuscito a definire. Abbiamo ancora una serie di preoccupazioni per il modo in cui il regime di Castro tratta i dissidenti politici, per il modo in cui tratta gli individui che cercano di esprimere il loro punto di vista liberamente. Perfino per il modo in cui vengono trattati alcuni giornalisti”.



Sono ancora tante dunque le questioni in sospeso tra Cuba e gli Stati Uniti prima di arrivare alla ricostruzione dei rapporti.Raul Castro ha ribadito che Cuba non accetterà pressioni sulle sue questioni interne o per un cambiamento del sistema socialista sull’isola. L’Avana è disposta a negoziare ma solo a condizione di un dialogo fra uguali, ha aggiunto il presidente cubano.

giovedì 29 gennaio 2015

Ogni giorno a Cuba


Un reportage fotografico dall'Avana e dintorni: mercati, vita quotidiana, studenti in divisa e le villette color pastello del Vedado

Un reportage fotografico dall'Avana e dintorni: mercati, vita quotidiana, studenti in divisa e le villette color pastello del Vedado
28 gennaio 2015


Il fotografo statunitense Chip Somodevilla di Getty Images si trova da settimane a Cuba per raccontare la vita quotidiana del paese dopo la ripresa dei rapporti con gli Stati Uniti, annunciatada Barack Obama lo scorso dicembre. Le fotografie, scattate soprattutto all’Avana e dintorni, mostrano le villette dai colori pastello del quartiere residenziale del Vedado, i ragazzini in strada con l’uniforme scolastica, le onnipresenti automobili degli anni Cinquanta e i ballerini di tango nel Paseo del Prado, la via centrale ed elegante della capitale. Raccontano anche i piccoli cambiamenti economici degli ultimi anni, che hanno visto una graduale liberalizzazione, e i modi ingegnosi delle persone per mettere insieme qualche soldo: ci sono i ragazzi che si aggirano tra i siti di costruzione governativi e procurano cemento e altri materiali in cambio di soldi; una ragazza che offre caffè caldo in un mercato all’ingrosso; il carissimo mercato Agropecuario del Vedado, dove negozianti indipendenti vendono frutta, verdura, carne, limonata e altri beni difficili da trovare ma a prezzi inaccessibili per la gente comune, e un uomo che dopo aver fatto il poliziotto per 14 anni ha deciso di occuparsi di una piccola ma più redditizia fattoria.

Per vedere le 36 foto seguire questo link.




Navigazione marittima e aerea sull'Avana


La compagnia spagnola di bandiera Iberia,
 ha annunciato che dal 1­­° giugno prossimo riannoderà i voli da Madrid per l'Avana. La frequenza sarà di cinque voli settimanali. In precedenza era giornaliera ed i voli erano sempre pieni...Nel frattempo ha ricominciato ad operare su Santo Domingo. La sospensione dei voli su una tratta che non era certo un "ramo secco" era stata accolta con grande sorpresa: Iberia non aveva mai smesso di volare a Cuba nemmeno ai tempi del dittatore Francisco Franco che aveva risposto alle pressioni degli Stati Uniti dicendo che "Cuba era un affare di famiglia".

Sempre nel campo aeronautico c'è una nuova "via" per e da Miami all'Avana: si tratta di un volo settimanale (il martedì) che raggiunge Freeport (Bahamas) con Cubana de Aviación e prosegue per Miami con la compagnia charter nordamericana Swift Air. Per i mesi di gennaio e febbraio la LatitudCuba (latitudcuba@mtc.co.cu) ha un'offerta promozionale al costo di 399 CUC per andata e ritorno valida 85 giorni.



Nel frattempo si spera in un'apertura del traffico marittimo con gli Stati Uniti, ancora vietato dalla legge sull'embargo degli USA e rafforzato dalla cosiddetta Helms/Burton dai nomi dei senatori che l'hanno proposta e fatta approvare.
 Purtroppo si prevedono tempi molto lunghi dal momento che non sarebbe nelle prerogative del Presidente farla abrogare, ammesso che lo desiderasse. Intanto giungono alcune navi di altre nazionalità che non possono toccare porti statunitensi nei successivi 180 giorni dal loro attracco a Cuba.

mercoledì 28 gennaio 2015

Usa-Cuba, i primi passi del disgelo







 “Obama should end the Embargo on Cuba” esortava l’influente New York Times in un editoriale dello scorso 17 ottobre.

Poche settimane dopo, il Presidente Barack Obama e Raúl Castro Ruz, presidente del Consiglio di Stato e dei ministri, annunciavano la ripresa delle relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e Cuba.

Un lungo articolo pubblicato pochi giorni fa sul Granma ha reso conto dell’avvio delle negoziazioni a L’Avana tra le delegazioni dei due paesi: “Inizia un nuovo capitolo” enfatizzava l’organo di informazione del Partito comunista cubano.

Due donne a guidare le folte rappresentanze diplomatiche, l’americana Roberta Jacobson, nella veste di vice segretaria di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, e la cubana Josefina Vidal Ferreiro, alta funzionaria del Ministero degli affari esteri. Due donne chiamate a dare avvio al “disgelo” dell’ultimo blocco espressione della “guerra fredda”.

Per normalizzare i rapporti bilaterali tra paesi divisi da un sottile braccio di mare ma da una visione opposta dell’economia e della politica, occorre partire da piccoli passaggi burocratici: dichiarare la cessazione dei trattati che istituivano, in assenza di rappresentanze diplomatiche ufficiali, gli “uffici di interesse”, presidi con funzioni consolari impiantati sotto la protezione della Svizzera, paese che dal 1961 rappresenta gli interessi americani a Cuba e dal 1991 quelli dell’isola caraibica negli Usa. Dichiarare, quindi, la volontà di riattivare le ambasciate nei rispettivi paesi richiamando i principi espressi nella Carta delle Nazioni Unite e nella Convenzione di Vienna sulle Relazioni diplomatiche e consolari.

L’agenda politica, al di là degli aspetti amministrativi, prevede la cooperazione nei campi più vari: sicurezza dello spazio aereo, scambio di dati su monitoraggi sismici, sulle aree marine protette, sulle emergenze epidemiologiche, l’Ebola fra tutte.

E ancora il settore delle comunicazioni: il passo programmato è l’elaborazione di un piano-pilota per ripristinare servizi di corrispondenza postale, cui farà seguito la già annunciata autorizzazione cubana in favore delle multinazionali americane delle telecomunicazioni per valutare possibilità di business nell’isola.

Due le garanzie chieste da Cuba: cancellazione da parte del Dipartimento di Stato americano dalla lista dei paesi che appoggiano il terrorismo, l’isola fu inserita nell’elenco dei “paesi canaglia” nel 1982 in seguito ad un timido appoggio a movimenti ribelli latinoamericani. Rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione dell’isola.

“Spetta ai cubani decidere del loro futuro” ha rassicurato Roberta Jacobson in una visita alla redazione di “14ymedio”, il portale diretto dalla dissidente Yoani Sánchez.


Tra due settimane il prossimo vertice diplomatico.

martedì 27 gennaio 2015

Spionaggio alla vigilia dei colloqui bilaterali


Cuba, la nave spia russa   che allarma Washington









La Viktor Leonov nel porto dell’Avana: ha un equipaggio di 200 marinai, è specializzata nell’attività di spionaggio, raccolta dati e missioni «speciali»
di Guido Olimpio
La nave per l’intelligence russa Viktor Leonov all’Avana (Foto Afp) La nave per l’intelligence russa Viktor Leonov all’Avana (Foto Afp) shadow
WASHINGTON - Una visita non annunciata in modo ufficiale. Una presenza comunque significativa perché avviene alla vigilia degli storici colloqui tra americani e cubani. Martedì è apparsa all’ancora nel porto de l’Avana la nave per l’intelligence russa Viktor Leonov. L’unità, che ha un equipaggio di circa 200 marinai, è specializzata nell’attività di spionaggio, raccolta dati e missioni «speciali».

Vicino alle acque Usa

Non è certo la prima volta che la Leonov visita Cuba. La Marina russa l’ha più volte schierata in questo quadrante nel corso di operazioni nei Caraibi ma anche vicino alle acque statunitensi. Lo scorso anno, almeno in due occasioni (febbraio e marzo), la nave ha fatto scalo sull’isola. Un portavoce del Pentagono, invitato a commentare la presenza, l’ha liquidata con poche parole: «Nulla di anormale, routine».


Segnale dal Cremlino
È chiaro che la sosta in concomitanza con il negoziato Usa-Cuba non è una semplice coincidenza, ma è un segnale di Mosca per ribadire il suo interesse strategico nello scacchiere. Di recente il comando della Marina russa ha annunciato un programma per ampliare pattugliamenti e missioni usando i punti di appoggio in paesi amici. Si è parlato ovviamente di Cuba e del Venezuela.

Al largo della Florida
Nel 2014, gli Usa hanno seguito con attenzione le mosse della Leonov, ma anche di un rimorchiatore d’altura legato alla flotta militare, il Nikolai Chiker, in grado di condurre interventi subacquei. Quest’ultimo battello è stato notato più volte nelle vicinanze di basi dei sottomarini Usa sulla costa atlantica e davanti al centro spaziale di Cape Canaveral, in Florida. Si è ipotizzato che abbia condotto «ricerche» o assistito uno dei sommergibili nucleari russi che di solito incrociano nel settore.
Alcuni osservatori non escludono, infine, che la Vikotor Leonov abbia seguito le recenti esercitazioni navali americane Comptuex condotte dalla portaerei Roosevelt con il Carrier Strike Group.



Cuba, Fidel torna e parla del disgelo con gli USA


 “Ok a soluzioni pacifiche, ma non mi fido di loro” Fidel

 Dopo mesi di silenzio: «Raul ha fatto passi pertinenti» sulla base delle sue «prerogative»





27/01/2015
«Non ho fiducia nella politica degli Stati Uniti e non ho scambiato una parola con loro»: lo afferma in una lettera Fidel Castro, precisando che il presidente Raul «ha fatto passi pertinenti» sulla base delle sue «prerogative e facoltà», assegnategli dal parlamento e dal Partito comunista di Cuba.

«Non ho fiducia nella politica degli Usa e non ho scambiato una parola con loro», ma ciò non implica «un rifiuto ad una soluzione pacifica dei conflitti», afferma l’ex presidente in una lettera indirizzata alla Federazione studentesca universitaria, testo pubblicato sul quotidiano del Pc “Granma” e letto dalla tv.

«Difenderemo sempre la cooperazione e l’amicizia con tutti i popoli del mondo, tra questi i nostri avversari politici», aggiunge l’ex “lider maximo” cubano, finora completamente assente dopo la storica svolta annunciata lo scorso 17 dicembre nei rapporti tra Washington e L’Avana.

«Ogni soluzione pacifica e negoziata tra gli Usa e i popoli dell’America Latina che non implichi la forza o l’impiego della forza deve essere trattato - aggiunge Fidel - con i principi e le normative internazionali». 


Terminata la prima fase dei colloqui



Anche la seconda giornata, ultima in questa prima fase, di colloqui tra le due delegazioni non ha portato grosse novità rispetto ai contatti preesistenti. La notizia più importante è la conferma della volontà di entrambi i Paesi di ristabilire le relazioni diplomatiche e quindi dovranno sedersi nuovamente, in data da stabilire, per esaminare gli aspetti relativi anche se il puro fatto di aprire le Ambasciate non comporta particolari difficoltà tecniche o logistiche. Il tutto però comporta un cammino politico un po' più lungo. Nel frattempo, il Segretario di Stato John Kerry ha annunciato la sua disponibilità per viaggiare, presto, a Cuba "appena si saranno create le condizioni".