Blog del sito http://cubareale.webnode.it/

martedì 26 maggio 2015

Il nuovo che avanza

da: http://www.ilbelloallavana.com/


sopracciglia ad ali di gabbiano


Sto parlando con un mio alunno a fine lezione. Ha rimorchiato mesi fa un'italiana della Romagna e mi chiede se c'è vita in un certo paesino della provincia di Reggio Emilia. Gli dico che non ne ho idea. Ha le sopracciglia "a gabbiano" o "a pipistrello", non ricordo bene come le chiamano. Potrebbero essere pure "a tacchino ripieno" ma fanno comunque cacare. Si depila ed esibisce un telefonino ricolmo di applicazioni. È gonfio come un canotto per sessioni feroci di palestra e parla male. Gestisce un pugno di parole e con esse descrive il mondo. In italiano non progredisce ma utilizza le lezioni per estorcermi informazioni che non riesco a dargli. Vorrebbe che io magnificassi le opportunità di realizzazione umana di un paese come l'Italia, che riconoscessi che, in quanto ad applicazioni e a cellulari, Cuba è alla preistoria, vorrebbe che io convenissi con lui che Dolce e Gabbana sono un pezzo della cultura italiana.
Lui è uno ma sono molti. Forse la maggioranza, non so. Ascoltano stronzate di reggaeton, coltivano il sogno provinciale e stupido del "lontano da qui", sono ignoranti e fuori controllo. A Roma sarebbero i coatti. In altri posti d'Italia sono tamarri, truzzi, chissà cos'altro. Ma qui sono qualcosa di più: ipercoatti. Coatti senza neanche quel tempo di elaborare una coattaggine. Questo è il problema di Cuba. Questo è il nuovo che avanza. Questa è l'alternativa. Fagocitati da carovane di idraulici di Rovigo che diventano fini analisti internazionali appena varcano la frontiera, da papponi che alzano quattrini a Miami e si inferociscono perché a L'Avana non possono venire a fare impresa (comicità pura), parlano quella lingua, l'idiozia, la superficialità, il luogo comune, il condizionamento puro.
Questo blog è per sua costituzione un blog unilaterale. Io, nonostante tutto, amo la Cuba rivoluzionaria. Meglio ancora, per me Cuba è la sua rivoluzione. Piaccia o non piaccia. Questo paese, senza la rivoluzione, sarebbe uguale a mille altri dell'area. Non avrebbe niente di eccezionale. Le città coloniali te le tirano dietro, le belle spiagge pure, le mulatte pure, il ballo pure, la musica pure, la "cultura" afro-americana pure, la santeria pure. Cuba è la sua rivoluzione. Quella che tra mille contraddizioni, errori, cazzate, storture, ha proposto una società diversa e in molti frangenti l'ha creata. Cuba è la gioventù colta. La Cuba che fa stropicciare gli occhi sono gli alunni della Lenin, quelli dell'ISA, i medici, gli artisti, gli architetti, quelli che ogni volta che parli con loro, applicano un'analisi complessa alla realtà, quelli che scavano. La Cuba unica è fatta delle aree di equità impensabili altrove. L'accesso all'istruzione. Sono i negri che si laureano ed escono così, generazione dopo generazione, dai ghetti ancestrali in cui erano stati cacciati. - Una delle esperienze più surreali è stata quella di conversare con uno pseudo-scrittore negro e critico. Mentre parlava, dentro di me riflettevo sul fatto che senza la Rivoluzione lui probabilmente in quel momento sarebbe stato, analfabeta, malato e sdentato, a tagliare canna da zucchero o a pulirmi le scarpe. Lo scrittore... - Cuba è la pianificazione. È l'instancabile primato della ragione, della buona volontà, dell'intelligenza, di fronte all'oscurantismo del tutti contro tutti, della superstizione, del bullismo di ogni età. La Cuba coatta ruba, truffa, fa battere le proprie donne, sogna i Mac Donald's, è ridicola, si veste come i più squallidi attori dei più squallidi paquetes di Miami, si fa le seghe sugli IPhone, ha le sopracciglia a gabbiano, o a pipistrello, e stravede per la mafia e per gli stranieri. La Cuba migliore cerca di non cadere in questa corrente facile, in questa onda di piena che trascina merda e persone. A volte ci casca. A volte no. I soldi ed il benessere da pelicula diventano irresistibili a volte. Alla fine cazzi loro, è quello che mi viene da dire.
Cuba è bella per la sua rivoluzione. Ed un paese, prima di ogni cosa, deve avere un'estetica e quindi una sua dignità. Se cercate chiappe a buon prezzo, stanno dovunque, anche in Italia; se cercate un santero che vi riempia di cazzate, il latinoamerica è pieno; se cercate musica, spiagge, allegria, rum, avete l'imbarazzo della scelta. Se cercate una Rivoluzione allora c'è solo Cuba. Aggirate i coatti, aggirate quell'incollatura mortificante tra coatti e stranieri pari-grado che coltivano in coro i loro deserti, e allora trovate un luogo unico al mondo. Trovate la Cuba per cui vale la pena. Si potrebbe dire: lo dici tu che sei straniero a Cuba coi soldi, vorrei vedere te con la libreta e trecento pesos al mese. La risposta è: sì, lo dico io che sono straniero a Cuba coi soldi, vorrei vedere me con la libreta e trecento pesos al mese. Esattamente io. A posto così?

A volte, in un processo, le opinioni meno significative sono quelle delle parti in causa. Buone cose.

Cuba all'Expo 2015 di Milano

da : http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/


Ricevo, sempre con piacere notizie su Cuba...dall'Italia grazie all'amico, meteorologo Luca Lombroso

Ciao Aldo,
ecco lo stand di Cuba a Expo. una piccola area nella zona del caffè e cacao, non un vero padiglione, essenziale ma carino, con musica cubana. ma ancora (come altre cose e spazi del resto) non ultimato, in particolare il bar dove si potranno degustare mojitos e altre specialità non è ancora pronto, mi hanno detto anche “mancano delle autorizzazioni”, chissà se cubane o italiane…
niente di quel che dicevano nel sito, “sulla strada dell’autosufficienza alimentare”, non ne ho proprio visto traccia.




Insomma, per vedere Cuba mi toccherà tornare a Cuba. spero di fare presto questo sacrificio!
saluti

luca lombroso


venerdì 22 maggio 2015

20 maggio, prima "indipendenza" di Cuba




Il 20 maggio 1902 nasceva la Repubblica di Cuba, dopo le Guerre per l'Indipendenza dalla Spagna e l'intervento tardivo e non certo disinteressato degli Stati Uniti che hanno firmato...

a Parigi e con la Spagna, il patto per "l'indipendenza" di Cuba.

giovedì 19 marzo 2015

Riaperti i voli (charter) tra New Orleans, New York e l'Avana





Dopo 57 anni è tornato all'Avana un volo proveniente da New Orleans con rotta di andata e ritorno tra gli aeroporti Luis Armstrong e José Martí, mentre è stato ripristinato anche il volo da e per New York. Entrambi i voli sono charter settimanali, quindi non sono normali voli "commerciali" e ne possono usufruire solo i cittadini statunitensi e cubani aventi i relativi nulla osta per i viaggi nei due sensi. NON sono ammessi cittadini di altre nazionalità.

mercoledì 18 marzo 2015

Cuba, la rivoluzione è in un bar “Free wi-fi”


Più della possibilità di viaggiare o comprarsi un’auto, è l’accesso gratuito a internet che cambierà la vita dei cubani, perché permetterà loro di lavorare e guadagnare col turismo


Michela Dell’Amico Giornalista e videomaker
Pubblicato marzo 16, 2015


Nel 2009 ho girato Cuba per tre settimane, in auto. I trasporti pubblici non erano il pezzo forte dell’isola: in pratica non esistono. E d’altro canto, possedere un’auto non era lecito per la stragrande maggior parte degli abitanti dell’isola di Fidel Castro. Quindi, da privilegiati, c’era sempre posto nella nostra auto per offrire passaggi ai cubani, che così si spostavano (e si spostano): in autostop. In questo modo ho conosciuto un informatico senza computer, che a malapena sapeva cosa fosse internet. Di fatti, lavorava in un ristorante. Ho conosciuto anche una signora simpatica, dalle unghie lunghissime e coloratissime. Non la smetteva più di farci domande sull’Italia, e in particolare era curiosa di sapere che frutta si mangia da noi, di che colore è, e di cosa sa. I cubani hanno il chiodo fisso del cibo, perché diverse cose sono introvabili: dal latte al burro, dal cioccolato alla carne di manzo. Ma più in generale i cubani hanno il chiodo fisso del mondo, che non potevano visitare, e che non potevano neppure sbirciare.

Da quando Obama ha annunciato una ripresa nelle relazioni tra i due Paesi, Cuba sta cambiando. Ora si può viaggiare (lo scorso sabato c’è stato il primo volo diretto New Orleans-l’Havana dopo 57 anni, e a breve la capitale cubana sarà collegata a New York da un volo settimanale), e si può anche teoricamente acquistare un’auto, se si hanno molti soldi. Di ben diversa portata – perché accessibile a tutti – l’apertura verso internet, se pur limitata.

All’Havana da qualche settimana si deve davvero sentire aria di nuovo, perché l’artista Kcho ha fornito (ha potuto fornire) di un wi-fi gratuito il suo centro culturale, segnando un evento storico per il Paese.

I cubani adesso possono iscriversi a Facebook, possono sentirsi parte del mondo, iniziare a conoscerlo, interagire con esso, oltreché con le migliaia di loro concittadini, figli e fratelli, espatriati (fuggendo via mare) negli Usa o altrove. Certamente internet era disponibile anche prima, ma solo in luoghi autorizzati e controllatissimi, e dove soprattutto si pagava caro l’accesso. All’Havana, io uscivo dalla mia casa particular  (la casa di una famiglia a cui il governo concede di affittare stanze ai turisti) per andare a controllare la posta in un hotel di lusso, e mi costava all’incirca 4 dollari l’ora: ma il salario medio di un cubano è 20 dollari.

Se è chiaro che la strada per la normalizzazione della vita dei cubani è e resterà difficoltosa, che mancano infrastrutture e che rimane una forte censura nell’accesso a internet (che è pure ancora lento e discontinuo, mentre 9 cubani su 10 non hanno un cellulare), tuttavia avere un accesso gratuito resta una vera rivoluzione che impatterà enormemente sulla vita dei cubani.


Per rendere l’idea, pensate che, a Trinidad, ho dormito nella casa di una biologa, moglie del presentatore di un programma della tv di Stato. Eppure, il grosso dei loro guadagni lo ottenevano dall’affitto di due stanze ai turisti, che portano l’unica moneta che valga qualcosa. Quindi, internet non solo sta aprendo il mondo ai cubani, permettendo loro di comunicare o comprare merce “proibita” o limitata – come farmaci e alimenti – dall’embargo del 1962; ma permetterà anche, adesso, di pubblicizzare o semplicemente rendere visibile le proprie case ai turisti, la vera e l’unica risorsa concreta del Paese.

giovedì 12 marzo 2015

Cuba, è arrivata la sua fine?


Scritto da  Giuliana Gandini il   Mercoledì 11 Marzo 2015 in Viaggi



Dovevamo aspettarcelo. Voli e alberghi grandi e piccoli strapieni, spiagge zeppe, mercanti del Terzo Millennio che si aggirano alla ricerca dell’affare, dal comprare una casa all’aprire un negozio alla moda, al fare incetta delle gloriose auto americane anni Cinquanta.
 
Complice la fine dell’embargo, el bloqueo, come lo chiamano i cubani, l’isola è la nuova terra di conquista dei Caraibi. La consumer revolution ha avuto la meglio sulla revoluciòn comunista. Yankee arroganti affollano Marina Hemingway zeppa di yacht alla Abramovich e salpano per inseguire i marlin e barracuda, accompagnati da lacché in divisa che ci fanno rimpiangere ancora di più personaggi come Gregorio Fuentes, l’amico pescatore di Hemingway.


Designer internazionali studiano le location per i campi da golf passione di Raul Castro, i resort stile Cancun, porti come Marina Gaviota, a Varadero, 1000 posti barca lunghi fino a 150 metri, per supericchi, con hotel da 200 euro a notte, 10 volte lo stipendio medio di un cubano, appartamenti lussuosi su una spiaggia bianca a perdita d’occhio. Mentre a Pinar del Rio, sta sorgendo la Cuba del futuro firmata da Raul: Punta Colorada Golf & Marina, il più grande complesso turistico dell’isola, quattromila ettari, sedici chilometri di spiagge mozzafiato, ventimila appartamenti dotati di ogni comfort, cinque hotel a 5 stelle e sette campi da golf da 18 buche.

Per non farsi mancare niente due “porticcioli” da 1.400 posti barca dove far attraccare le crociere e migliaia di turisti. Che cosa rimarrà della vecchia Cuba, sopravvissuta fino ad oggi  tra i Caraibi luccicanti e i templi dell’ospitalità  progettati dalla regia hollywoodiana del turismo? Mi piace pensare che quando ritornerò, prima che il misfatto sia compiuto, a spasso per la città amata da Hemingway, "Sapessi com’è la mattina presto all’Avana", passeggerò con Eugenio Valdes Figueroa, straordinario critico d’arte che anni fa mi fece scoprire artisti come Los Carpinteros, oggi famosi, facendomi entrare in feste incredibili e nelle case di artisti poverissimi, con grande talento nel quartiere Vibora.
Poi mi siederò lungo il Malecon a guardare il tramonto tra la gente che balla, andrò a Vinales, protetta dall’Unesco, dove ragazzi di vent’anni ti accompagnano a cavallo per pochi CUC tra le fincas, le fattorie e le piantagioni di tabacco.


Ascolterò musica al Patio del Desimista, dove il gruppo Sol del Valle suona la miglior musica dell’isola o forse mi è sembrato così dopo molti rum e daiquiri... La notte mi rifugerò a El Cafetal, fascinosa casa particular di piantatori di caffè, tra distese di tabacco e mogotes, le colline di calcare. Mi gusterò i mojito e la comida criolla tra colibrì in volo e concerti di rane. La vecchia Cuba. 

mercoledì 11 marzo 2015

Attesa la visita del ministro Gentiloni a Cuba




Domani, mercoledì, dovrebbe arrivare all'Avana il Ministro degli Esteri Gentiloni in visita ufficiale. La visita è coperta dal massimo riserbo (l'Ambasciata dice "per ragioni di sicurezza"), infatti credo che ci siano decine di killers pronte ad attentare alla vita del ministro...Giovedì ci sarà una conferenza stampa alla qual, come blogger indipendente non potrò partecipare, così come ad altre attività della nostra sede diplomatica che mi aveva inserito nella "mailing list", evidentemente dopo la partenza del Consigliere d'Ambasciata, la mailing list è andata via con lui..