Blog del sito http://cubareale.webnode.it/

giovedì 24 dicembre 2015

Trattative per gli indennizzi reciproci

Da: http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/  





All'Avana si dice "se la và la gà i gamb..." (o forse non è qui?...)
 
Tra i "creditori" statunitensi si è annesso anche il nipote di Meyer Lansky, che fu braccio destro di Salvatore Lucania, alias Charles Luciano "Lucky", nonché proprietario e azionista di bische e bordelli,
che reclama per l'esproprio dell'hotel Riviera. Auguri...

venerdì 4 dicembre 2015

Conferenza a Parigi sul cambio climatico

da: http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/

Ricevo, dall'amico Luca Lombroso, presente a Parigi e pubblico, questo articolo riguardante il cambio climatico del nostro pianeta.



Cop21 a Parigi, l’Occidente prenda Cuba come esempio

Secondo il Wwf, fonte davvero poco sospettabile di “filocastrismo”, Cuba rappresentava, nel 2006,  l’unico Paese al mondo a soddisfare entrambi i criteri previsti per l’accertamento della sostenibilità di un dato sistema. I criteri in questione sono i seguenti. Da un lato lo sviluppo umano deve essere superiore allo 0,8, mentre dall’altro l’impronta biologica delle attività umane deve essere inferiore all’ 1,8.
Secondo i dati contenuti nel Living Planet Report, redatto annualmente dalla prestigiosa organizzazione ambientalista, Cuba presentava nel 2006 al tempo stesso un indice dello sviluppo umano pari a 0,82 e un’impronta biologica pari a 1,5. Nel 2012 l’impronta biologica era salita all’1,9, mentre, secondo gli ultimi dati disponibili relativi allo sviluppo umano, che risalgono al 2013, l’indice dello sviluppo umano era pari a 0,815. Si tratta di variazioni poco significative e tale evoluzione conferma il valore esemplare dell’esperienza cubana, attestato, fra l’altro, dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Pnud).
Ciò costituisce il risultato delle politiche di pianificazione sociale ed ambientale promosse ed attuate nel quadro del sistema socialista cubano, che richiedono un controllo penetrante delle attività economiche e consentono la soddisfazione dei diritti sociali. Un sistema davvero atipico nel presente contesto mondiale purtroppo ancora dominato dal turbocapitalismo neoliberista, sebbene quest’ultimo sia in crescente crisi e si riveli sempre meno capace di soddisfare i bisogni umani fondamentali.
La questione ambientale, in particolare, sta diventando sempre più inquietante e determinante. Tutti gli occhi sono rivolti a Parigi e alla Conferenza mondiale sul clima, ma, alla luce degli scarsi risultati raggiunti dalla comunità internazionale in precedenza, lo scetticismo è più che giustificato. Tanto più che il governo francese ha strumentalizzato le recenti stragi terroristiche per vietare lo svolgimento della marcia. Un segnale inquietante, che conferma come la limitazione dei diritti democratici, il degrado ambientale e sociale e la crescita delle guerre e del terrorismo costituiscano tendenze che marciano di pari passo verso l’estinzione dell’umanità o quantomeno la fine della civiltà.
La situazione ambientale mondiale si presenta d’altronde sempre più compromessa. Dalle morti premature per inquinamento in Italia ai disastri ambientali in Brasile, dove mi trovo attualmente, ovunque è sotto accusa un sistema politico che lascia carta bianca alle imprese, senza neanche introdurre blandi controlli. In Italia il governo Renzi sta smantellando molte normative ambientali, forse nell’ingenua illusione di poter in tal modo agevolare la ripresa economica che non arriva, ma, più probabilmente, nella salda certezza che conviene sempre e comunque appoggiare i poteri forti.
I dati che provengono da Cuba dimostrano invece come sia possibile combinare sviluppo umano e salvaguardia ambientale. Un piccolo Paese, soggetto da oltre cinquant’anni a un blocco economico e povero di materie prime, può dare una lezione di sostenibilità a tutti, dai paesi industrializzati, che hanno in buona parte distrutto la natura propria e di molti altri Paesi, alla Cina, che continua a registrare livelli elevati di inquinamento nonostante i passi avanti compiuti di recente, ai paesi latinoamericani, che continuano a praticare forme eccessive di estrattivismo con costi ambientali e sociali elevati.
Oggi sono in molti a temere che il recente disgelo fra Cuba e Stati Uniti possa preludere a un arrivo in massa di capitalisti più o meno selvaggi sull’isola. Il pericolo oggettivamente esiste. Ma bisogna essere fiduciosi nella capacità del popolo e del governo cubano di tenere sotto controllo anche questo processo di apertura, ricavando i dovuti benefici dallo scambio economico senza buttare a mare le conquiste realizzate in oltre cinquant’anni di socialismo.
Tutti gli Stati, a prescindere dalla loro collocazione geopolitica e dal loro livello di sviluppo, dovrebbero invece riflettere sull’elementare verità affermata da questa esperienza, e cioè che è possibile coniugare livelli soddisfacenti di benessere sociale e la tutela della natura solo esercitando un controllo ferreo sulle attività economiche, restituendo in tal modo ai popoli, mediante le loro rappresentanze politiche, il diritto a guidare lo sviluppo dell’economia e della società verso mete effettivamente condivise, che prescindono ovviamente dalle bulimiche ansie di profitto degli attuali playmaker dell´economia e della politica mondiale. Quali forze politiche italiane sono oggi in grado di fornire una risposta convincente su questo piano?
 luca lombroso
luca@lombroso.it

venerdì 6 novembre 2015

Percorsi e viaggi musicali: Laura Mollica e Giuseppe Greco

da:  http://www.ilbelloallavana.com

Sono qui, in un bar del centro storico dell’Avana, e vivo un’esperienza emozionante, di quelle che al giorno d’oggi capitano sempre più raramente: essere in un luogo che l’UNESCO ha dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” in compagnia di una persona che dal 2011 è parte del “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” dell’UNESCO, unica artista professionista a rientrare nelle espressioni dell’identità culturale della Sicilia. Lo scorso 7 ottobre, Laura Mollica (voce) e Giuseppe Greco (chitarra, percussioni e direzione musicale) hanno affascinato prima, e trascinato poi, il fortunato pubblico della Sala Teatro del Museo delle Belle Arti con uno spettacolo di rara perfezione e di grande coinvolgimento: La vuci mia, presentato nell’ambito del Festival Les Voix Humaines organizzato da Leo Brouwer e Isabelle Hernández.
L’intervista a Laura e Giuseppe inizia con le canoniche 5 domande de “Il bello all’Avana”. A queste, sebbene siano teoricamente rivolte a un unico interlocutore, risponderanno entrambi con una sintonia tale da non richiedere la necessità di specificare chi abbia effettivamente risposto.

Che cos’è il bello all’Avana per te? Il festival ci ha permesso di avere un accesso privilegiato alla città, che non è solo salsa, non è solo questo folclore che può osservare il classico turista. Invece, abbiamo scoperto che c’è un’offerta culturale importante. Parlando poi delle impressioni, del paese, di bello c’è la gente, la popolazione. Pur vivendo in una situazione di sofferenza, di difficoltà, abbiamo potuto riscontrare la dignità della gente, un grande decoro, anche se non hanno risorse. Certo, ci siamo anche accorti che esistono due Avana, due mondi paralleli, quello della gente che ci vive e il gran luna park turistico. Una città di contraddizioni, di contrasti, ma non sarà forse questo il bello dell’Avana? Le forti emozioni che riesce a suscitare, e il “mal di Cuba”, come una volta si diceva invece dell’Africa, che colpisce quanti passano per quest’isola.
Dove ti piace andare con la persona che ami? Perderci per le strade di L’Avana, così, senza una meta precisa. Senza sapere per davvero dove andare.
Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare, o da bere, che cosa sarebbe? Ma già lo è!!! Già lo è, è da bere, specialmente… specialmente da bere. E sarebbe quel mojito che abbiamo cercato alla Bodeguita del Medio, in questo siamo stati un po’ turisti. Ma ieri abbiamo incontrato un signore adorabile, un signore cubano che ha lavorato per tanti anni nel mondo dell’arte, e ci ha fatto finalmente provare il rum vero, quello serio per davvero. Ma solo ieri! Sai, abbiamo fatto come quasi tutti, che prima di arrivare all’Avana cercano informazioni, e quindi siamo caduti nella trappola della Bodeguita, forse il peggior posto dove andare a cercare il buon mojito. Ma qualche giorno fa, sempre per strada, un ragazzo ci ha fermati e invece di farci entrare in uno dei soliti locali per turisti, ci ha accompagnato in una specie di bettola, dove però c’era un pianista bravo che compiva 88 anni, e la musica e le bevande erano buone per davvero. Questa è stata la parte migliore, queste variazioni, queste “varianti umane”, un improvviso parlare con qualcuno e modificare quel minimo di programma che ti eri proposto.
Qual è la strada o il quartiere più bello dell’Avana secondo te? Il Malecón, questo lungomare dell’Avana, incantevole. Passare di lì a tutte le ore, di notte con la gente a prendere il fresco, di giorno passare di lì e vedere i bambini che si buttano dalla scogliera per fare il bagno, i pescatori con la canna. Una strada che ci ha accompagnato, per una ragione o per un’altra, praticamente tutti i giorni. Ma non abbiamo capito bene la relazione che ha la popolazione con il mare, che non è propriamente fruibile. Tu entri, e ti scordi che è una città sul mare, è un po’ come Palermo, dove succede la stessa cosa. Entri nella prima traversa e non vedi più il mare.
Ci consigli un locale o un luogo dove andare? Il Chanchullero! Prezzi onesti, pulito, si mangia bene, la birra è fredda, non esci ‘appestato’ di olio fritto come in tanti altri locali. Ma ci siamo trovati bene anche al Topoli, il ristorante iraniano vicino all’appartamento in cui stiamo, e peraltro uno degli sponsor del festival.
A questo punto, (è Laura che parla), vorrei proporre una sesta domanda. Qual è il colore dell’Avana? Assolutamente l’azzurro, con tutte le sue sfumature di turchese, di azzurro, verde acqua. Penso che il colore dell’Avana sia l’azzurro.
La vuci mia. Si è inserito benissimo nel tema del progetto (il titolo del festival è infatti ‘Le voci umane’). È stato un caso o lo avete scelto? No, è il progetto che stiamo portando avanti da anni, su cui lavoriamo e che quest’anno abbiamo già portato in Svizzera; in realtà è un progetto in progress che si arricchisce sempre di nuovi frammenti, svolgiamo una ricerca musicologica costante per poi portare il materiale in scena, dopo averlo ovviamente spettacolarizzato.
E la chiusura del concerto, con il classico Vent’anni, che qui a Cuba è stato interpretato da tutte le grandi cantanti, da autentici mostri sacri della canzone cubana, come Miriam Ramos e Omara Portuondo. Uno scontro fra titani, dal quale sei uscita vincitrice, vista la reazione del pubblico, tutto in piedi ad applaudirti. Sì, è una canzone che ci piace molto, e che quindi volevamo proporre come omaggio alla musica cubana, e avevamo stabilito che se lo spettacolo fosse andato bene, e avessimo avuto richieste di bis, avremmo inserito questo brano, che è veramente una bellissima canzone, intramontabile, e credo che la mia interpretazione sia originale, personale, perché non mi sono ispirata a nessun’altra cantante.  E credo che sia stata molto apprezzata. Incredibile come la musica riesca ad arrivare a tutti, entra nei cuori, nonostante l’ovvia difficoltà di comprendere i testi in siciliano.
Il prossimo progetto? Una rivisitazione del grande poeta Ignazio Buttitta, in una veste un po’ insolita, perché in genere è visto solo come uomo socialmente impegnato, per le sue lotte contro il potere. C’è invece un aspetto di Buttitta che stiamo cercando di portare all’attenzione del grande pubblico, ed è la sua poetica amorosa. Si tratta di una decina di canzoni che abbiamo pensato di proporre in forma bandistica, e con la voce di Laura naturalmente. Una forma, se vuoi, un po’ popolare. È anche un progetto discografico.
E Cuba? Puoi immaginarti, ci auguriamo di tornare! Magari in una delle prossime Settimane della Cultura Italiana a Cuba. Ci piacerebbe portare anche questo nuovo progetto, creando un rapporto nuovo con i musicisti locali, con la loro partecipazione. Sarebbe una cosa bellissima, per noi. Un progetto non solo artistico, ma anche di collaborazione.
                                                                                                      di Angelo Veglia

martedì 3 novembre 2015

Imbarcazioni nordamericane per la regata "Castillo del Morro"

Da:  http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/  ( foto  A. B.)



Martedì 3, partiranno da Pensacola, al nord della Florida, 25 imbarcazioni di diverse classi e categorie tra mono e multiscafi, per partecipare alla “regata Castillo del Morro” all’Avana.


L’arrivo degli scafi alla Marina Hemingway è previsto per giovedì dopo una travrsata di 595 miglia nautiche (circa 1200 km.) e il colpo di cannone per la partenza della regata il sabato seguente. Si prevede che il programma di regate internazionali a Cuba, si incrementi notevolmente dal 2016, così come i rally con imbarcazioni a motore.


mercoledì 14 ottobre 2015

Pubblicità.... progresso ?

da. http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/

Da un po' di tempo a questa parte, timidamente, ma in crescendo, appaiono piccoli spot pubblicitari alla televisione cubana. Per il momento solo di prodotti e aziende nazionali. La stessa Cubavision Internacional sta facendo una campagna per invitare potenziali clienti ad inserire spot nelle sue emissioni.
Quando sono arrivato a Cuba, l'unica insegna pubblicitaria era "Tropicana, un paraíso bajo las estrellas" che si trovava all'uscita dell'avenida Van Troy incrociando Boyeros, per chi veniva dall'aeroporto. Circolava anche una rivista cultural-rosa che si chiamava Opina, diretta dall'allora vice ministro del Commercio, Balari. Questa rivista, non certo su carta patinata a colori, aveva una sezione dedicata ai piccoli annunci di compravendita tra privati o di permute di case. A quei tempi era tutto sotto il controllo dello Stato e le auto si potevano rivendere solo se immatricolate prima del 1961.

Questo "peccato capitale" costò la chiusura della rivista, peraltro, 
come si comprenderà, molto popolare che si esauriva in tempi brevissimi nei chioschi di rivendita. Costò anche la "caduta in disgrazia" del vice-ministro che in una conversazione col sottoscritto disse che comunque quelli della sua "casta" cadevano sempre in piedi...
Oggi, a Opina, si è sostituita "Ofertas" in una veste tipografica, naturalmente, più in sintonia con i tempi.


Tempi che cambiano.

venerdì 9 ottobre 2015

Pritzker aboga en Cuba por ‘una relación más abierta’

Da :  http://ilvecchioeilmare.blogspot.it/


La secretaria de Comercio de EE.UU, Penny Pritzker, se reúne con el canciller cubano Bruno Rodríguez, hoy, miércoles 7 de octubre de 2015, en La Habana (Cuba). Pritzker se reunirá con autoridades cubanas como el vicepresidente Ricardo Cabrisas en su último día de su visita a la isla. Alejandro Ernesto EFE
RIGOBERTO DIAZ
Agence France-Presse

LA HABANA

La secretaria de Comercio de Estados Unidos, Penny Pritzker, instó a Cuba a “construir una relación más abierta” durante su estancia en La Habana para analizar el alcance y las limitaciones de las flexibilizaciones al embargo decretadas por el presidente Barack Obama.
“Queremos ayudar a todos los cubanos a insertarse en la economía mundial y a disfrutar de un mejor nivel de vida, pero también dar al pueblo de Estados Unidos la oportunidad de aprender sobre Cuba y de desarrollar relaciones con las personas de una isla que está a solo 90 millas de las costas” estadounidenses, dijo Pritzker en su segunda jornada en la isla.
“Podemos construir una relación más abierta entre nuestras dos naciones”, añadió, al inaugurar un foro en el que participan funcionarios de los departamentos estadounidenses del Tesoro, Comercio y Estado junto con representantes de varios ministerios y empresas cubanas.
Los representantes de ambos países discuten sobre “el alcance y las limitaciones” de las flexibilizaciones al embargo decretadas en septiembre por el presidente Barack Obama, según la cancillería cubana.

Después de decretar unas primeras medidas en enero, Obama eliminó el mes pasado el tope a las remesas familiares, autorizó inversiones conjuntas de norteamericanos con empresas estatales cubanas, los viajes turísticos de barcos y aviones a la isla, pero dejó intacto la mayoría del cuerpo legal del embargo.................


mercoledì 7 ottobre 2015

Galeano, le parole dei sogni



Da:  http://www.altrenotizie.org/   di Fabrizio Casari



Nato in un paese di andanti, di migrazioni mai insultate e di destini mai definitivi, di cognomi misti e storie intrecciate, di malinconie e poesie senza la noia dell’ovvio, Eduardo Galeano, giornalista e scrittore, ha sedotto almeno tre generazioni di lettori. L’uomo che volava scrivendo, nemico acerrimo di ogni dittatura ed entusiasta amico di ogni rivoluzione, ebbe a muoversi dal suo Uruguay, obbligato dai militari che, giustamente dal loro punto di vista, non ne apprezzavano la penna e la parola.

Dall’Uruguay all’Argentina, poi in Spagna, Eduardo Galeano dovette migrare per colpa di pensieri e parole poco gradite ai gorilla in uniforme che schiacciavano libertà e persone. Riuscì a fuggire dalle manette dei militari e da quelle delle opportunità e, per quanto l’esilio lo colpì, non divenne mai estraneo a nessuna terra e in nessun luogo.

A riconoscere il suo valore furono proprio i golpisti, che proibirono la circolazione del suo libro più importante, Le vene aperte dell’America Latina. In quel libro, tradotto in tante lingue e vietato in alcuni paesi, Galeano raccontò tutto quello che la regola dell’amnesia proibisce. Fu il libro che il presidente venezuelano, Hugo Chavez, nel 2009, regalò a Obama affinchè lo statunitense potesse comprendere la storia autentica del saccheggio e del sangue.


Lunga e variegata fu la produzione intellettuale che accompagnò i sentimenti di Galeano. Da Le vene aperte dell’America Latina alla trilogia Memorie del fuoco, da Giorni e notti di amore e di guerra, a L’America non è stata ancora scoperta, e poi l'incursione nel calcio con Splendori e miserie del gioco del calcio, quindi Il libro degli abbracci, Il mondo a testa in giù, Mujeres e tante altre pubblicazioni. Fondatore della rivista Brecha, collaboratore di molti dei giornali migliori dell’America latina, chi lo leggeva anche solo una volta trovava insopportabile poi non leggere tutto quel che scriveva.

Non c’è posto del mondo dove le persone sono state sottomesse al denaro, dove il disordine creativo sia stato imprigionato dalle leggi dell’invisibile mercato, che non abbia visto Eduardo Galeano a raccontare l’urgenza della memoria viva, il bisogno del rifiuto.

A spiegare come nacque l’impero e chi ne pagò il prezzo, come la crescita smodata del poderoso riposò sui cadaveri degli umili, come il sottosviluppo dei deboli non sia l’infanzia del loro sviluppo bensì la conseguenza dello sviluppo dei forti. Affascinato dalla cultura dei popoli indigeni d'America, raccontava di come Maya, Atzechi, Incas, senza il rumore degli stati moderni, conoscevano e diffondevano, apprendevano mentre insegnavano.

Ha raccontato l’umanità andante e ferita, i dannati della terra e le vittime designate del grande gioco della diseguaglianza, le carni e le idee di quei tanti, tra uomini e donne, capaci di vincere quando non c’era niente da perdere e capaci di perdere vincendo. Sembravano carezze le parole scritte, che anche quando incolpavano e condannavano riuscivano a trovare il tono dell’anima.


Come in una lettera all’umanità, come a voler riparare i torti della storia e le colpe delle amnesie, Eduardo Galeano sapeva accarezzare gli occhi e svegliare coscienze. Ha raccontato di criminali e di giusti senza mai incedere nel peccato della ragionevolezza.

In un mondo che rincorre il denaro e il successo, che misura ciò che si è a seconda di quanto si ha, Galeano ha rappresentato la ribellione delle parole, la rivoluzione del senso comune, i dettagli che formano le cose e le persone che poi cambiano la storia.

Insubordinato permanente alle regole dell’editoria consigliata, violatore impenitente dell’ordine consentito, ha contestato tutta la vita la dittatura della paura, mentre ha raccontato l’epopea degli umili con un amore assoluto, trasformando le parole d’amore nella più contagiosa delle armi. Terapista dell’indifferenza, insegnava a tenere dritta la spina dorsale.


La sua ultima migrazione lo vede andare ora, come sempre ha fatto, in ogni dove. Vi prenderà la residenza senza chiederne il permesso. E magari anche da lì scriverà per ricordarci che cessiamo di essere quando dimentichiamo chi siamo e che solo il batterci per il riscatto degli ultimi potrà permetterci di sentirci vivi.